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Infermieri e personale sanitario: professioni a rischio stress lavoro-correlato

La carenza di infermieri può compromettere gravemente la qualità delle cure territoriali e domiciliari, ma le prospettive lavorative scarse non attirano i giovani verso questa professione.

Lavorare nel settore sanitario può essere molto gratificante, ma anche molto stressante. Infermieri, medici e altri operatori sanitari spesso sono costretti ad affrontare situazioni difficili, che richiedono grande concentrazione e grande impegno emotivo. La conseguenza è un alto rischio di stress che dissuade i giovani dall’intraprendere una carriera nel campo della sanità.

Infermieri in pericolo estinzione, ne mancano 118 mila

Gli infermieri svolgono un ruolo di fondamentale importanza nella cura e nel benessere dei pazienti. Negli ospedali sono la figura di riferimento più diretta per i pazienti e si occupano di monitorare il loro stato di salute, somministrare i farmaci, gestire le emergenze e fornire supporto emotivo. Sono in grado di fornire cure mediche di base, come il cambio di bendaggi, ma possono anche essere formati in procedure specialistiche come la gestione delle vie respiratorie o la dialisi.

Oltre a essere un elemento chiave all’interno delle strutture ospedaliere, gli infermieri provvedono all’assistenza a domicilio di pazienti anziani o affetti da malattie croniche. Questo può includere visite di controllo, somministrazione di cure preventive (come le vaccinazioni) o visite informative per istruire i pazienti e le loro famiglie sulle procedure da seguire o i controlli da effettuare.

Nonostante la loro importanza, gli infermieri in Italia sono sempre meno: secondo il report “Health at a Glance: Europe 2022” pubblicato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), l’Italia è uno dei Paesi con il più basso rapporto infermiere-popolazione in Europa. Attualmente, l’Italia ha una media di circa 6 infermieri per 1.000 abitanti, mentre la media dell’OCSE è di 8 infermieri per 1.000 abitanti. Se questa discrepanza non sembra critica, basta applicarla alla popolazione Istat 2022 per scoprire una carenza di quasi 118.000 infermieri.

Eppure, la figura dell’infermiere in futuro diventerà ancora più necessaria, soprattutto all’interno delle RSA. La richiesta di posti in queste strutture è in costante crescita e la mancanza di personale infermieristico disponibile rappresenta già ora una sfida significativa. Se dove servono quattro infermieri ce ne sono soltanto tre, diventa difficile poter garantire agli anziani cure adeguate. E infatti, alcune strutture hanno già dovuto chiudere.

Gli infermieri sono sempre meno e lavorare negli ospedali non è attraente per i giovani. Tra le cause ci sono salari poco competitivi e condizioni di lavoro dure, ma anche un alto livello di stress.

Le sfide della vocazione sanitaria tra rischi e stress

Lo stress correlato alla professione infermieristica rappresenta sia una delle cause che una delle conseguenze della carenza di personale sanitario. Il termine “stress lavoro-correlato” si riferisce alle condizioni di lavoro che possono causare stress fisico e/o mentale, come un carico di lavoro eccessivo, mancanza di supporto da parte del datore di lavoro, un ambiente di lavoro ostile o una cultura caratterizzata da eccessiva rigidità o mancanza di struttura.

Gli infermieri e il personale sanitario sono spesso esposti a situazioni altamente stressanti, come la gestione di emergenze, la cura dei pazienti gravemente malati o traumatizzati, la pressione per rispettare scadenze e protocolli di cura, la difficoltà nel comunicare con pazienti e famiglie in situazioni delicate. A queste difficoltà si aggiunge un certo rischio personale: il personale sanitario deve lavorare a stretto contatto con persone con malattie infettive, una condizione che non tutti sono disposti ad accettare dopo una pandemia.

Lo stress che deriva dal lavoro può avere un impatto molto negativo sulla salute mentale degli infermieri e del personale sanitario. Può causare sintomi come ansia, depressione, stress post-traumatico e burnout. Tuttavia, anche la salute fisica può essere influenzata. Infatti, lo stress cronico può causare problemi di salute come l’ipertensione, il diabete e l’obesità.

In questo contesto, la carenza di personale sanitario può portare a un aumento del carico di lavoro sugli infermieri in attivo, esponendoli a ulteriore stress. Allo stesso tempo, lo stress e le difficoltà legate alla professione possono contribuire alla diminuzione del personale disponibile. Si crea quindi un ciclo in cui lo stress e la carenza di personale si alimentano reciprocamente, rendendo cruciale affrontare entrambi gli aspetti per non dover fare i conti con conseguenze drammatiche in futuro.

Niente carriera e condizioni di lavoro difficili

La carenza di infermieri in Italia non si può imputare unicamente allo stress legato alla professione. Ad esempio, una delle principali cause è la limitata disponibilità di opportunità formative e di reclutamento. Il numero ridotto di programmi di formazione infermieristica e le restrizioni nell’accesso ai corsi di laurea compromettono l’afflusso di nuovi infermieri nel sistema sanitario, inoltre la mancanza di incentivi e di opportunità di carriera rendono la professione infermieristica meno allettante. Lo stipendio varia naturalmente in base all’età, all’esperienza e all’indennità, ma rimane compreso in un range tra i 1.400 e i 1.700 euro al mese, che secondo i dati OCSE relativi al 2020 non è più alto della media nazionale.

Un altro fattore che contribuisce alla carenza di infermieri è l’emigrazione. Molti infermieri italiani scelgono di cercare opportunità di lavoro all’estero, dove possono trovare condizioni di lavoro migliori e maggiori prospettive di crescita professionale. Questo, unito all’invecchiamento della forza lavoro attuale, causa un ricambio generazionale nel settore sanitario molto lento.

In aggiunta a queste criticità ci sono le condizioni di lavoro difficili. Gli infermieri spesso affrontano carichi di lavoro pesanti, orari prolungati e pressioni emotive; tutti fattori che riducono l’attrattiva della professione infermieristica e contribuiscono alla mancanza di personale.

Cosa succede se manca il personale sanitario

La carenza di personale sanitario può avere conseguenze significative, in primis sulla qualità delle cure: minore supervisione dei pazienti, tempi di attesa più lunghi, un’assistenza meno personalizzata e una maggiore possibilità di errori medici. Un numero insufficiente di operatori ospedalieri può anche limitare la capacità di fornire cure preventive e di gestire efficacemente le emergenze, in particolare all’interno delle RSA.

Inoltre, come anticipato, la carenza di infermieri può portare ad un aumento dello stress e del carico di lavoro per quelli che sono presenti. Per coprire le lacune di personale devono spesso fare straordinari e assumere compiti extra, compromettendo la loro salute fisica e mentale. Ciò può portare a una diminuzione della soddisfazione professionale, aumentare il rischio di burnout e influire negativamente sulla qualità complessiva dell’assistenza sanitaria.

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